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<< Gianni Caproni >>

07/06/2005

Nelle costruzioni aeree tutto stava procedendo bene, l'evoluzione tecnica c'era stata ed era straordinaria. Ma poi all'improvviso si diffuse fra gli addetti (cioè i piloti, purtroppo essi stessi comandanti dell'arma) il febbrile "morbo delle competizioni"; nacquero le grandi imprese aviatorie; quelle di propaganda; le competizioni; la ricerca spasmodica dei record, dei voli sensazionali, delle prestazioni sempre più clamorose, vitalistiche, dinamiche. Vediamo così sorgere i tipi più significativi di uomini, quelli che dovevano essere gli italiani di Mussolini; arditi, audaci e un po' anche spacconi. Con gli ingegneri e i progettisti ai loro ordini e non al contrario.

Infatti alla Caproni si erano affiancate nel settore aeronautico come concorrenti, Macchi, Breda, SIAI (Savoia Marchetti), Piaggio, Augusta, Castoldi e ovviamente la Fiat che fece la parte del leone nelle commesse.

Ma tutti i rilevanti risultati scientifici e tecnici non si trasfusero mai in miglioramenti nella complessiva dotazione aerea (e non solo a questa) militare del paese, quasi che piloti, tecnici e scienziati lavorassero per conquistare primati fini a se stessi. Fu il trionfo dell'apparenza e del millantato credito all'estero. Una strategia e una dottrina aerea militare non era stata nemmeno concepita. Né avrebbero mai potuto nascere senza la cooperazione delle altre due armi.

Mussolini si accorse di tutto questo; ma con molto ritardo. Il 5 novembre 1933 all'allora ministro Belbo, proponitore fautore di quelle mirabili imprese aeronautiche, tolse il comando del ministero, in un modo improvviso, con due alacri lettere, nelle quali il Duce attribuiva delle ragioni politiche alla sua decisione, accusando il Belbo di avergli mentito circa il numero reale e l'efficienza degli apparecchi in dotazione alla forza aerea italiana.

Gli aerei in dotazione erano spesso più adatti a battere record dell'aria che non ad affrontare situazioni di guerra. Molti furono i progetti per aerei migliori, ma non furono mai realizzati o completati. Gianni Caproni fece in tempo a risparmiarsi questa pietosa situazione. Morì nel 1957. Caproni comunque resta un "grande", geniale italiano, purtroppo incompreso fin dal primo giorno della sua avventura aeronautica.

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